“Noio volevan savuar…”. Ovvero italiani VS lingua inglese!

A scuola d’inglese con Totò

Come ben ci ricorda Totò in questa esilarante scena datata 1956, gli italiani hanno sempre avuto una specie di idiosincrasia per le lingue straniere; inglese in testa. Sembra una contraddizione dato che, da emigranti quali siamo sempre stati, abbiamo praticamente invaso l’intero pianeta: gli ultimi baluardi ancora da conquistare sembrano essere, infatti, solo la Luna e Marte! Ma, dato che non conosciamo molto del lato oscuro della Luna, potrebbe esserci ancora qualche sorpresa!

Lo sapevate? Non sappiamo l’inglese eppure siamo tra i paesi che lo studiano di più

Non stupisce, quindi, come evidenziano recenti studi statistici della Commissione Europea e di Eurostat, che il Bel Paese si piazzi solo al 22° posto (su 24 Paesi considerati) per conoscenza della lingua inglese, mentre è la Danimarca ad occupare il gradino più alto del podio.

46% degli italiani non conosce l'inglese

Sempre secondo questi dati, poi, le ore dedicate allo studio della lingua nella scuola primaria italiana sono le stesse della Danimarca! Eppure, nonostante le ore di studio, il fatto che la lingua inglese sia tra le più facili al mondo e l’italiano medio abbia a che fare quotidianamente con la lingua di Sua “Maestà” (chat, social network, giornali, pubblicità e Televisione), ben il 46% degli italiani non la conoscono affatto!

Viene da chiedersi come i nostri connazionali siano in grado di sopravvivere all’estero! Ma si sa, l’arte di arrangiarsi fa parte del nostro DNA, insieme ad una buona mimica facciale che ci consente di farci capire in ovunque!

Tu vuo’ fa’ l’americano: errori di pronuncia e “false friends”

Altra nota dolente; pure quei pochi italiani che l’inglese lo conoscono e lo parlano, commettono molti errori: i suoni accentuati delle nostre consonanti ci portano spesso a pronunciare in modo errato le parole. Il fatto, poi, che alcuni suoni nella nostra lingua semplicemente non esistano ci spinge a fantasiose, quanto esilaranti, “interpretazioni” della pronuncia, tanto da diventare spesso oggetto di imitazioni e parodie. Non solo, anche i più bravi sono vittime, spesso, dei famosi “false friends”: ed allora è tutto un pullulare di “pretend”, “actually”, “realize” and “vacancy” usati a casaccio!

Totò aiutaci tu!

Credo davvero che noi italiani possiamo fare di meglio, sono sicura che con un po’ di determinazione in più potremmo posizionarsi più in alto nella classifica europea. Ecco perché ho pensato di contribuire attivamente a questa causa e per farlo ho scelto proprio l’amatissimo Antonio De Curtis (in arte Totò)! Nel 50° anniversario dalla morte, dunque, sarà proprio Totò a ricordarci quali sono i più diffusi “False Friends” in questa breve e pratica infografica.

False Friends Inglese

8 Social Media Marketing Trends nel 2017

Cosa succederà nell’universo social?

Condivido e traduco in italiano (aggiungengo un po’ del mio, naturalmente) un interessante articolo scritto da Jomer Gregorio su Business 2 Community accompagnato da un’utile infografica.  

Nel 2016, i Social Media hanno continuato la loro ascesa arrivando alla incredibile cifra di oltre 2,3 miliardi di utenti attivi in tutto il mondo, di cui 1,9 miliardi solo da mobile. Questo bacino di potenziali clienti ha spinto l’83% delle imprese a sfruttare il Social Media Marketing  (SMM) al fine di aumentare le vendite, promuovere l’identità del marchio, entrare in contatto con potenziali clienti, generare contatti qualificati e così via.

Se ancora non ve ne siete resi conto, il Social Media Marketing può fare molto per le aziende, molto di più di informare i follower con aggiornamenti di stato noiosi o post promozionali. I Social Media possono aiutare le imprese a connettersi e ad imparare dai propri potenziali clienti/consumatori oltre che da altre aziende leader nel settore.

Il segreto di un’ottima strategia SMM: creare relazioni!

Semplici attività come mettere un likerispondere ai commenti/messaggi privati, fare un retweet o, addirittura commentare, può portare alla costruzione di relazioni, elemento essenziale per il successo di una qualsiasi attività:  non importa il settore, sono proprio le connessioni a contribuire alla fidelizzazione dei clienti.

Per molti, dunque, i social media non sono uno strumento pubblicitario, quanto piuttosto un modo per connettersi con gli altri in maniera significativa: un enorme vantaggio per qualsiasi azienda che desideri davvero distinguersi. Con queste premesse, non c’è dubbio che i Social devono essere considerati una parte indispensabile del Marketing Digitale odierno.

Vista la loro costante e continua evoluzione, è bene conoscere quali potranno essere le principali tendenze del settore, destinate a influenzare le nostre strategie digitali. Nel 2017 quali saranno, dunque, gli sviluppi e i trends da tenere in mente per stabilire una strategia di SMM corretta e non avere brutte sorprese?

Vediamolo qui sotto:

  • Live-streaming video: i video in tempo reale saranno sempre più utilizzati. Avete mai provato Periscope o Facebook “Live”?
  • L’ascesa di chatbots: gli impieghi sono innumerevoli. Dai CRM avanzati a sistemi di informazione su novità, offerte, propozioni, ecc. Sempre presenti, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentono di offrire la risposta giusta al momento giusto.
  • Contenuti a tempo: sull’onda del successo di Shapchat, ci sarà sempre più una condivisione “mordi e fuggi”.
  • Fusione di piattaforme social: dopo l’acquisto di Linkedin da parte di Microsoft cos’altro dobbiamo aspettarci?
  • Sarà sempre più difficile l’acquisizione di traffico organico dai social: la soluzione? Strategie multicanale e globali.
  • La realtà virtuale e realtà aumentata.
  • Contenuti maggiormente personalizzati.
  • Maggiore utilizzo degli influencer.

Ulteriori informazioni su queste tendenze e cosa aspettarsi nell’universo dei social media nel 2017 in questa bella infografica realizzata da CJG digitale.

2017 social media marketing

 

Il lato positivo di una recensione negativa

Ovvero… come trasformare le critiche in una risorsa

gestione feddbackUna delle esigenze che spesso i clienti evidenziano, quando parliamo di social media marketing, di vendita online oppure di registrazione sui portali (es. Tripadvisor, Google MyBusiness), è l’opportunità di cancellare le recensioni negative. Richiesta che io, puntalmente, boccio con fermezza: i commenti negativi non vanno cancellati, vanno gestiti!

Cancellare le recensioni negative, infatti, può generare una reazione da parte dell’autore del commento fomentando ancor di più la discussione. Non solo… Le recensioni svolgono un ruolo chiave nel processo di selezione ed acquisto di un prodotto da parte di un potenziale acquirente.

Secondo uno studio americano (Mintel flagship report on American Lifestyles 2015), il 70% degli utenti prima di un acquisto consulta le recensioni, quelli che leggono i commenti negativi, poi, rimangono sulla pagina più a lungo e ciò si traduce in un 67% di probabilità in più di conversione all’acquisto.

Un dato non trascurabile… Il pensiero di ottenere recensioni negative, però, rende le aziende molto nervose. Tuttavia, i commenti negativi, se gestiti correttamente, possono diventare una vera e propria risorsa.

Scopriamo in che modo.

Perchè non temere le recensioni negative

Le critiche generano interesse. Ad esempio, sappiamo che gli utenti cliccano sulle recensioni negative due volte e mezzo in più rispetto a quelle positive.

Si potrebbe obiettare che questo non è il tipo di attenzione che si desidera ottenere. Tuttavia, il 68% delle persone dichiara di fidarsi di più di un’azienda quando accanto ai commenti positivi trova anche delle critiche. Una mescolanza di commenti diversi si traduce in maggiore credibilità: si sa, un prodotto/servizio non può soddisfare tutti.

I commenti possono fornire all’azienda importanti informazioni, dandole la possibilità di valutare i propri punti deboli, reali o percepiti, ed affrontarli.

Una recensione che evidenzi delle problematiche reali è davvero un valido aiuto. Se poi l’azienda è in grado di gestirla correttamente, può anche diventare la base sulla quale iniziare una relazione di fiducia con un potenziale nuovo cliente.

Il 18% delle persone, infatti, è diventato cliente abituale e fedele di un marchio dopo aver ricevuto risposta ad un loro feedback negativo.

La risposta sincera ad una critica viene percepita dal cliente come un impegno ad affrontare e risolvere la questione. Il 92% dei clienti ha dichiarato di essere più propenso ad acquistare dopo aver visto l’offerta dell’azienda di rimborsare, aggiornare o sostituire il prodotto criticato.

I seguenti suggerimenti possono aiutarvi a “gestire” al meglio le recensioni negative:

  • Rispondete sempre. Leggete tutte le recensioni, prendetevi il tempo di digerire le informazioni ed analizzare il problema, ricordandovi che l’ideale è rispondere entro 48 ore.
  • Siate gentili e fate del vostro meglio per fornire informazioni che contribuiscano a risolvere il problema.
  • Non alimentate la polemica: non dovete avere ragione a tutti i costi ed imporre il vostro punto di vista, ma piuttosto cercare di “spegnere” ogni possibile focolaio di discussione.
  • Ringraziate il cliente per la segnalazione. Per ogni cliente che si lamenta, 26 non lo fanno. Un feedback negativo, in pratica, è come una consulenza gratuita, uno sguardo imparziale su ciò che non funziona.
  • Scusatevi. Anche se non pensate sia colpa vostra o del vostro team, è bene dimostrare al cliente il proprio dispiacere per il disagio vissuto. Evitate dichiarazioni preconfezionate e rispondere in merito ai punti segnalati dal cliente.
  • Proponete una soluzione. Valutate la possibilità di offrire la riparazione o sostituzione del prodotto difettoso. Questa disponibilità avrà effetti positivi non solo sul cliente coinvolto direttamente “buttando acqua sul fuoco” di una eventuale polemica, ma anche sui potenziali clienti che leggeranno la vostra risposta.

E voi avete un vostro vademecum, delle linee guida per “digerire” e “gestire” le critiche? Condividetele commentando (anche negativamente!!! ;D) questo articolo!

8 motivi per includere i Social Media in una strategia SEO

Fate ancora SEO senza SMM?

Allora è probabile che abbiate sprecato tempo e denaro. Molti studi, infatti, hanno da tempo dimostrato come l’attività di social media marketing sia strettamente correlata ad un ottimo posizionamento nella SERP di Google: se la vostra strategia SEO non ha previsto anche un piano editoriale serio sui social media, sarà molto difficile per voi raggiungere i risultati che vi siete prefissati.

Il team di CJG Digital Marketing, proprio per dimostrare la connessione “posizionamento su Google  – presenza sui social media” ha individuato e presentato, in un’agile infografica, 8 ragioni per cui i social media devono far parte di una efficace ed intelligente strategia di SEO.

8 motivi per includere smm in una strategia seo

Come ottimizzare al meglio una pagina web

Un’infografica svela i SEO tips indispensabili per avere successo online!

Condivido e traduco volentieri, per chi non mastica bene l’inglese, il post di qualche mese fa scritto da Red Website Design e dedicato agli elementi indispensabili, dal punto di vista SEO, che non possono mancare in una pagina web per dirsi davvero ottimizzata. Un pratico vademecum sintentico e completo che può aiutarvi nell’attività quotidiana di ottimizzazione dei siti Internet. Forse qualche punto è un po’ controverso (come la presenza delle keyword nelle prime 100 parole), ma in generale è un’ottima sintesi che vale la pena analizzare:

  1. Usa URL ottimizzate: ovvero sintetiche e che tengano conto della maggior rilevanza delle prime 3-5 parole (secondo quanto indicato da Matt Cutts).
  2. Il Tag Title ottimizzato deve essere lungo meno di 55 caratteri, prevedere l’inserimento di parole chiave e tenere conto che Google mostra solo 50-60 caratteri (o 512 pixel). Il titolo della pagina, poi, deve avere valore H1.
  3. Utilizza immagini/video: ridurrai la percentuale di rimbalzo aumentando il tempo di permanenza sul sito. Inoltre incrementerai quei segnali di interazione con gli utenti che Google ritiene sempre più importanti.
  4. Inserisci link a siti autorevoli. I link in uscita verso pagine correlate aiutano Google a capire non solo l’argomento di cui si occupa la pagina, ma anche che il sito stesso è un centro di raccolta d’informazioni utili/di qualità.
  5. Inserisci le keyword nelle prime 100-150 parole dell’articolo.
  6. Usa parole correlate: Google, grazie all’impiego di una tecnologia simile a thesaurus (chiamata LSI), è in grado di analizzare il significato di diverse parole chiave presenti in una pagina e determinarne la pertinenza.
  7. Ottimizza il nome e il Tag Alt delle immagini utilizzando delle keyword: grazie all’ottimizzazione delle immagini, ad esempio, il traffico al sito Gawker Media è aumentato del 24%.
  8. Velocizza i tempi di caricamento del sito: utilizza il CDN, passa ad un hosting di qualtà superiore e comprimi le immagini. La velocità di caricamento è ormai uno dei fattori SEO più importanti per Google, tieni conto, inoltre, che il 75% degli utenti non torna a visitare un sito che richiede più di 4 secondi per essere caricato. Un semplice intervento di velocizzazione è quello di registrarsi a Google PageSpeed.
  9. Ottimizza la pagina per la condivisione sui social: aggiungendo i pulsanti di condivisione aumenterai la possibilità di ottenere inbound link.
  10. Scrivi contenuti con un alto numero di parole: le pagine che si trovano in prima pagina su Google hanno un numero di parole superiore a 2000. Naturalmente il numero ideale dipende anche dal settore.
  11. Usa un responsive code in modo che il sito adatti le dimensioni in base al device utilizzato (pc, mobile, Ipad, ecc): un sito non è responsive ha un’alta percentuale di rimbalzo da parte di utenti non-desktop che Google interpreta come un segnale di scarsa iterazione con gli utenti.

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Twitter: novità per chi cinguetta

I tweet non sono cose per vecchi: scopri gli embedded tweet e le gif animate

twipster-tryouts-_gif_Perdonatemi la facile citazione cinematografica (“vecchi” va inteso non anagraficamente, naturalmente), ma dato che ad ogni novità in un qualsiasi social media, c’è sempre chi grida allo scandalo e si lamenta, non ho resistito! I social media, si sa, sono sempre in competizione tra loro e per questa ragione in costante evoluzione. Nemmeno Twitter può sottrarsi a questa ferrea regola ecco perché, dopo aver modificato qualche mese fa i profili (con non poche lamentele da parte dei “vecchi”… ehm… degli ortodossi…), in questi giorni ha introdotto altre interessanti novità!

Se appartenere alla categorie dei nostalgici e puristi del primo Twitter, quello caratterizzato da soli 140 caratteri a disposizione e in cui il focus era la capacità di sintesi, fermatevi qui o potreste non farcela!!

Vivacizza i tuoi tweet con le Gif Animate

È di ieri sera la notizia (lanciata rigorosamente con un tweet) dell’introduzione anche in Twitter delle gif animate. Dopo i post Google+ e i pin di Pinterest, finalmente anche i vostri cinguettii potranno arricchirsi delle tanto amate Gif che, al momento, saranno supportate nella versione web e nelle app per iOS e Android. Funzionalità che non sarà attivata automaticamente (evitando il rischio di scaricarvi dati inutili), ma previo click sul bottone “play”. Pronti a dare una scossa ai vostri tweet?

Se 140 caratteri vi sono “stretti” allargatevi con gli Embedded tweets

I 140 caratteri a disposizione non bastano più? Sembra proprio di sì, dato che è stata introdotta questa interessante funzione. L’embedded tweets, in pratica, dovrebbe ovviare a questo limite, consentendo di condividere il contenuto di un altro utente e commentarlo, praticamente incorporandolo come si trattasse di un’immagine. È sufficiente, quindi, copiare ed incollare il tweet che si intende commentare, utilizzando il tasto “copia link”, nel nuovo tweet e scrivere il vostro commento. Sicuramente sarà una funzionalità molto apprezzata dai twittatori più “logorroici”!

Voi avete già sperimentato queste novità? Cosa ne pensate?

7 errori da evitare nei backlink

Trova e neutralizza i link dannosi prima che sia troppo tardi

link-buildingQuando si parla di SEO si dedica molto tempo a discutere di ricerca e selezione delle parole chiave, all’ottimizzazione del codice, alla redazione dei contenuti, mentre si trascura un altro fattore altrettanto importante per il posizionamento di un sito internet, ovvero i backlink.

Come avrete sentito spesso, ricevere un backlink da un sito o portale significa ottenere una specie di “riconoscimento” del valore del nostro sito. Ma nel Web, come nella vita reale, non tutti i riconoscimenti e i siti hanno lo stesso peso, sopratutto per Google. Esistono, infatti, siti autorevoli e, ahinoi, siti dannosi.

Ecco perché bisogna fare ben attenzione anche in questa fase di ottimizzazione. Sì perché il SEO non si limita all’attività on-site, ma continua anche dopo la pubblicazione con una precisa strategia di link building. Si tratta, però, della fase dell’ottimizzazione troppo spesso trascurata e lasciata al caso.

Essere consapevoli dei rischi a cui si può incorrere senza un’adeguada strategia è sicuramente utile. Qui di seguito alcuni dei più comuni errori da evitare per non compromettere tutta l’attività SEO on-site.

Errore #1: link da pagine con un n° eccessivo (+1.000) di link in uscita

Il valore di un link, proveniente da un sito/portale che punta a centinaia (o addirittura migliaia) di altre pagine, scende drasticamente. Viene, infatti, interpretato da Google come un segno di bassa qualità e valutato in maniera sospetta. il consiglio è di intervenire e bloccare link di questo tipo.

Errore #2: backlink provenienti da pagine con lo stesso IP

Molti backlinks provengono da siti con indirizzi IP identici. Questi link potrebbero essere stati creati in maniera innaturale ed ottenuti attraverso dei network creati ad hoc per fornire backlink. Solitamente sono una vera e propria “bandierina rossa” per i motori di ricerca.

Errore #3: troppi link con corrispondenza esatta dell’anchor text

Se, fino a prima dell’arrivo del nuovo algoritmo di Google, la percentuale poteva oscillare tra il 30% e il 50%, ora è scesa drasticamente. Se supera il 10% è bene intervenire cambiando l’anchor text.

Errore # 4: sovraottimizzazione dell’anchor text

Proprio come con per l’esempio precedente, anche troppi link ottimizzati (qundi con parole chiave come anchor text) sono visti con sospetto da Google. Assicuratevi che i backlink abbiano una varietà di testi di ancoraggio: naturali, brand, dominio, ottimizzati, ecc.

Errore #5: link sitewide

Un elevato numero di link sitewide (ovvero negli header, footer o sidebar) può essere mal interpretato da Google.

Errore # 6: backlink da pagine non indicizzate in Google

Quando una pagina web non è indicizzata nei motori di ricerca molto probabilmente è stata penalizzata da Google per aver violato le regole del motore di ricerca. Sembra saggio, quindi, evitare link da pagine/siti bannati.

Tipo #7:  link da pagine che sembrano sospette

Attenzione alle pagine che offrono opportunità di backlink rapidi e facili, senza nemmeno guardare i contenuti del vostro sito o alcuna moderazione. Nel complesso, bisogna essere cauti con i siti con un basso PageRank o backlink pari a zero.

(traduzione dall’inglese da link-assitant.com)

50 sfumature di copywriting

La difficile arte della comunicazione pubblicitaria

copywritingMi perdonerete la citazione poco edificante (ma sicuramente calzante) del titolo, ma a mio parere la comunicazione pubblicitaria è davvero un’arte dalle mille sfaccettature, molto più complessa e difficile di quanto possa sembrare ad un primo sguardo. Per comodità viene identificata con un sintetico termine inglese, copywriting appunto, ma al suo interno vivono diverse anime e sfumature.

Lo strumento è sempre lo stesso, la parola, ma il suo uso e le regole da rispettare cambiano a seconda del mezzo che utilizziamo e, soprattutto, del target a cui dobbiamo rivolgerci. Ben diverso è scrivere per il web piuttosto che redigere un testo di una brochure o un pay-off per una campagna pubblicitaria.

Se il seo copywriting, ad esempio, sembra governato da rigide regole e schemi precisi che imbrigliano e, apparentemente, ostacolano la libertà e la creatività di un copywriter, anche la scrittura di cataloghi, brochure e pubblicità ha delle regole ben precise. Non ci sarà, forse, l’incubo delle keyword (cosa che sta sparendo anche dal Web a dire il vero), ma a perseguitarvi avrete il numero di caratteri disponibili.

E se questo non bastasse è necessario adattare, di volta in volta, il proprio stile al tono e al linguaggio del committente e, soprattutto, al target di destinazione. Si tratta di un continuo cambiar pelle, un mettersi nei panni degli altri che richiede grande professionalità, spirito di adattamento e costante aggiornamento.

Dimenticate l’immagine romantica dello scrittore tutto “improvvisazione e creatività” che con un guizzo inaspettato inventa slogan di successo: il lavoro del copywriter è fatto, soprattutto, di pazienza, ascolto delle esigenze del cliente, capacità di lavorare in team (una campagna pubblicitaria vincente è frutto di un lavoro di squadra), attenzione al dettaglio e “forbici”.

Una delle abilità di cui un buon copywriter non può davvero fare a meno, infatti, è la capacità di sintesi. Le parole vanno dosate, gli aggettivi centellinati come fossero ingredienti rari e preziosi. A questa dote che, ho scoperto, si può acquisire con l’esperienza, si deve accompagnare anche una certa dose di curiosità.

Questa è una professione mutevole che non sta ad aspettare nessuno. Di qui la necessità di guardarsi costantemente intorno per cogliere le nuove mode, i nuovi linguaggi, i gusti degli utenti: internet, social network, riviste, libri e (ahimé) televisione sono strumenti indispensabili per ogni copywriter.

Strategie di viral marketing: il caso Benedict Cumberbatch

Il photobomb la nuova frontiera del marketing virale

viralePrima di tutto spieghiamo cos’è il viral marketing. Con il termine “marketing virale” si intende uno strumento di promozione molto efficace e non convenzionale, che riesce a sfruttare il passa parola e la naturale capacità comunicativa degli utenti per trasmettere uno specifico messaggio al maggior numero di persone. Una messaggio virale, per essere efficace, deve essere breve, diretto e particolarmente accattivante.

Sostanzialmente il viral marketing è una strategia che, se ben studiata, è particolarmente vincente perché sfrutta ogni sfaccettatura del passaparola e, una volta innescato il meccanismo, con un effetto “esplosivo” si propaga per tempi abbastanza lunghi, rendendola, quindi, una strategia particolarmente interessante.

Cosa spinge le persone sul web a condividere, promuovere e propagare un messaggio piuttosto di un altro? Cosa è virale e cosa non lo è? Vediamo di capirlo insieme.

Il contenuto può essere definito virale quando:

  • è divertente e ci regala momenti di spensieratezza
  • è incredibile e sorprendente
  • è emozionante e tocca le corde profonde del nostro animo
  • rafforza la nostra visione del mondo e rispecchia le nostre idee
  • ci fa riflettere su grandi questioni e temi della vita
  • va controcorrente rispetto all’informazione ufficiale
  • è drammatico e affronta grandi ingiustizie o sofferenze
  • crea imbarazzo a qualcuno (meglio se Vip)

Ok, direte voi, ottimi spunti, ma cosa c’entra tutto questo con uno degli attori più amati del momento? Presto detto, l’amatissimo Sherlock Holmes televisivo è stato protagonista di un’improvvisata (?) e spontanea azione di marketing virale.

Mai sentito parlare di photobombing?

Durante i recenti Oscar a Los Angeles, dunque, il poliedrico attore britannico ha deciso di piombare a sorpresa nelle foto che i reporter stavano scattando agli U2 sul red carpet. Il photobomb (come viene chiamato in gergo) di Benedict Cumberbatch ha avuto un così grande successo, da aver dato vita ad un vero e proprio fenomeno virale nel Web. Centinaia le parodie (alcune anche divertentissime) e gli articoli comparsi in Internet, tanto che Cumberbatch è stato uno degli attori di cui si è più discusso durante e dopo la notte degli Oscar, nonostante non fosse nemmeno in nomination.

Pensate se al posto dell’affascinante attore ci fosse un vostro prodotto.

Meditate gente, meditate.

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Google Plus: esserci o non esserci questo è il problema

Perché creare la propria pagina su Google+ non è più un’opzione, ma una necessità

google-plus-cerchie-accountGoogle Plus, il social network firmato Mountain View, non ha ancora conquistato i cuori degli italiani, ma, dando per scontato che il nostro Paese arriva sempre in ritardo quando si parla di innovazione rispetto al resto del mondo (il boom di Twitter ne è l’ennesimo esempio!), non mi stupirei di assistere ad un’esplosione del fenomeno nei prossimi mesi.

Perché si sa, tutto quello che è anche solo vagamente “a Stelle e Strisce” prima o poi entra a far parte delle nostre abitudini e del nostro quotidiano. E’ avvenuto con Facebook, poi con Twitter e così sarà anche per Google+: già adesso i numeri di questo social network sono davvero interessanti.

  • 1 miliardo di account abilitati;
  • 359 milioni di utenti attivi al mese;
  • crescita annuale del +33%;
  • fascia d’età in maggior crescita 45-54 anni.

Ma i soli dati statistici non sono sufficienti a spiegare perché un’azienda dovrebbe investire tempo e denaro per creare e gestire una pagina di Google+.

Social Search e Social Adv

Magari non ve ne siete ancora resi conto, ma sempre più spesso quel birbone di Google, che si diverte un mondo a cambiare le regole e ad innovare (vedi Hummingbird), offre nei risultati delle ricerche status e contenuti vari tratti da Google Plus. Si chiama Social Search e sempre più spesso sarà in grado di influenzare il comportamento degli utenti nel Web.

Altrettanto importante sarà, poi, la Social Adv di Google Plus: grazie a questo strumento sarà possibile sponsorizzare i contenuti pubblicati su G+ anche fuori da questo Social Media, ovvero su altri siti, forum e blog, al posto dei tradizionali banner.

Link Building e posizionamento

Tra i tanti fattori che concorrono al posizionamento di un sito su Google c’è, come è noto, la link popularity. I social network, ormai, hanno un peso rilevante anche da questo punto di vista e, se anche non ci sono dati precisi sul peso di Google+ rispetto a Twitter o Facebook,  la logica porterebbe a pensare che un certo numero di link e di +1 su Google plus, possano davvero aiutare un sito Web a scalare la SERP.

Naturalmente non è ufficiale che un +1 su Google Plus abbia maggior peso di un link proveniente da un qualsiasi altro Social o sito di valore (ebbene sì, non tutti i siti sono uguali!!), ma se foste il colosso di Mountain View e voleste fare le scarpe ai vostri rivali (Facebook e Twitter) non dareste un peso maggiore al vostro Social Network in modo da “costringere” gli utenti a farne parte?

Un unico account un mondo di opportunità

E poi c’è un altro fattore da non sottovalutare è la praticità: con l’account di Google (non necessariamente un account gmail n.d.r.) è possibile gestire, non solo il proprio profilo e la pagina di Google Plus, ma anche il proprio canale di Youtube e la casella di posta, in un’ottica di promozione/gestione davvero globale e di semplificazione della propria esperienza utente.

Questo è solo un assaggio dei vantaggi e delle potenzialità di questo social, sufficiente, credo per incuriosirvi e farvi valutare l’opportunità di entrare a farne parte.

Siete pronti per guadagnare un +1?